Lamborghini recensione film di Bobby Moresco con Frank Grillo, Mira Sorvino, Gabriel Byrne, Hannah Van Der Westhuy e Romano Reggiani
L’ultima proiezione della diciassettesima Festa del Cinema di Roma è stata l’anteprima mondiale di Lamborghini (Lamborghini: The Man Behind the Legend), attesissima pellicola che ripercorre le tappe più significative del mito imprenditoriale di Ferruccio Lamborghini.
Scritto e diretto da Robert Moresco (vincitore del Premio Oscar assieme a Paul Haggis per Crash), il lungometraggio si struttura in tre capitoli, utili a raccontare tre diversi periodi della vita di Ferruccio. Il primo ci presenterà la genesi del progetto Lamborghini, con un giovane Ferruccio appena rientrato dal fronte della seconda guerra mondiale, interpretato dal 29enne Romano Reggiani; nel secondo, ecco apparire Frank Grillo nei panni di un Lamborghini ormai affermato nel settore dell’industria dei trattori, ma disperatamente deciso ad entrare nel settore delle auto sportive; infine, sarà sempre Grillo ad interpretare un invecchiato Ferruccio, alle prese con le conseguenze dei numerosi sacrifici fatti per raggiungere il successo.
Il cast include Mira Sorvino nel ruolo di Anita, seconda moglie dell’industriale, e Gabriel Byrne in quello di Enzo Ferrari.
Nonostante la suddivisione in capitoli permetta al film di ottenere una certa completezza nella rappresentazione degli eventi salienti della biografia, tale frammentazione non paga in termini di approfondimento delle dinamiche tra i personaggi, che rimangono sostanzialmente sempre superficiali e legate ad espedienti narrativi visti e rivisti.
Per l’intera durata della proiezione ci è sembrato di rintracciare fin troppi elementi aderenti al tipico schema del biopic hollywoodiano che, oramai, appare alquanto anacronistico. Se queste mancanze fossero state compensate da scenografie, fotografia, insomma un comparto profilmico impeccabile, saremmo usciti dalla sala comunque soddisfatti, ma dispiace constatare sia una certa povertà scenica, che qualche errore di troppo nella rappresentazione storica degli eventi. Una tara difficilmente ammissibile in un biopic basato sulla vita di un’icona assoluta.
Le discrete interpretazioni del cast e, in particolar modo, dei due protagonisti, riescono soltanto in parte a mettere una pezza, anche a causa di una scrittura dei personaggi scarsamente approfondita sul piano psicologico. I demoni, le paure e le spinte emotive sono trattate frettolosamente, rendendo il film soltanto una mediocre messa in scena degli episodi più significativi della vita di Ferruccio Lamborghini.