Mancino naturale recensione film di Salvatore Allocca con Claudia Gerini, Francesco Colella, Massimo Ranieri, Alessio Perinelli e Katia Ricciarelli
Il 31 marzo arriva nelle sale cinematografiche italiane Mancino naturale, film che vede il ritorno cinematografico di Massimo Ranieri ad un ruolo da protagonista, a cinque anni da Riccardo va all’inferno. Il noto cantante, infatti, nei panni di un manager calcistico affianca la protagonista Claudia Gerini, donna che tenta di coltivare il talento del figlio.
Ma si sa, “il mondo è pieno di talenti ed è la volontà che manca“.
La trama è tra le più semplici. Abbiamo una madre, vedova, e un figlio dal sinistro formidabile. Il ragazzino viene costantemente spronato dalla madre a calciare quattro volte a settimana, ignorando persino lo studio affinché il suo talento non vada sprecato. Una madre che potremmo quindi definire “elicottero”, nonostante le difficoltà economiche e la voglia di rivalsa e di rivincita, che cerca di lottare ogni singolo giorno affinché il bambino non perda le sue occasioni. Le cose, ovviamente, si complicano proprio quando queste occasioni si concretizzano davanti l’idea di un provino.
Un provino che però ha un costo. Moneta che la donna non possiede. Denaro che diviene obiettivo è responsabilità, un peso che volente o nolente arriva anche sulle spalle di quel figlio che finora voleva solo calciare una palla, ma che adesso conosce il costo di quel calcio e di quella possibilità.
Mancino naturale, dunque, senza aggiungere altro nello svolgimento della trama, come dicevamo, è abbastanza lineare. Ma una storia è valida quando la sua rilevanza diviene tale da poter essere narrata. In questo caso, forse, siamo davanti a una narrazione che manca di un reale sprint e che lascia il suo pubblico con niente. Si, ancora una volta, vediamo la forza di una donna, la forza di una madre, una forza che viene dalle difficoltà che si è trovata a vivere e dalle scelte che ha preso nel passato. Ma è come se mancasse realmente qualcosa.
Vediamo questa donna che si dimena nel cercar di far quadrare il tutto, spingendo il figlio a fare qualcosa che non sembra voler fare del tutto. Sembra che lei voglia spingerlo al pari delle mamme che spingono le figlie a fare le ballerine. Come se il marito perduto possa vivere attraverso questa grande realizzazione, riuscendo a sfuggire anche dalla “mediocrità” attraverso il piede del ragazzo.
Allo stesso tempo, abbiamo un assaggio dello spietato mondo calcistico. Un mondo che molto spesso funziona per raccomandazioni più che per talento. Va avanti, infatti, la “buona volontà” come è definita dal personaggio di Massimo Ranieri.
Tante tematiche dunque, forse anche troppe. Tematiche che messe insieme non riescono a dare mordente alla storia. Il film di Salvatore Allocca è godibile, intrattenente, ma resta questa mera storia narrata tra le dita. Una storia mediocre che manca di mordente, cosa che è un peccato considerato l’ottimo cast e il potenziale non sfruttato.
Mancino naturale è la parabola di se stesso, mostra come il mondo sia pieno di talento, ma molto spesso manchi la volontà.