Shining Girls recensione serie TV Apple TV+ di Silka Luisa con Elisabeth Moss, Jamie Bell, Wagner Moura, Phillipa Soo, Amy Brenneman, Chris Chalk e Erika Alexander
Shining Girls è una serie grigia. Non nella fotografia, non nella color correction – anche se entrambe concorrono ad evocare una nebulosa Chicago degli anni ’80 – ma nello sfuggire alla linearità delle cose e di conseguenza ad un incasellamento di genere. Se Kirby Mazrachi (Elisabeth Moss) fosse semplicemente una vittima di violenza fisica e tentato omicidio alle prese con gli orribili danni provocati dal suo assalitore (Jamie Bell) con la necessità disperata di fargli avere quello che si merita, saremmo dalle parti di una narrazione abbastanza familiare sia nell’intrattenimento che, purtroppo, nella cronaca giornalistica di cui si occupa Dan (Wagner Moura).
Le ferite invece dell’assalto subito dalla protagonista proiettano prima la violenza nel tessuto di Shining Girls, costringendoci a svolgere un’esame di realtà davanti a quello che succede di episodio in episodio, poi instillano il dubbio che il problema non risieda tanto nel capire cosa stia succedendo ma perché. Silka Luisa, showrunner e sceneggiatrice della serie, non vuole soltanto creare uno straniamento ingarbugliando un storia di violenza con gli elementi che la costituiscono disposti nell’ottica di un thriller, ma spostando la storia nel corso del tempo.
Sicuramente alle spalle c’è l’imponente architettura dell’omonima sorgente letteraria di Lauren Beukes, ma la peculiarità dell’ultimo arrivato in casa Apple TV+ è l’inaffidabilità della sua narrazione, costringendo tutti a dover mettere da parte le convinzioni in un mondo in cui non è soltanto la logica a governare lo svolgersi degli eventi. Ricomporre i pezzi nella caccia a un serial killer è più faticoso quando i cacciatori si vedono stravolgere riferimenti e certezze in continuazione.
Grigio quindi è anche l’orizzonte cognitivo che bisogna condividere con i personaggi di Shining Girls, a condizione di accettare un viaggio in cui perdersi è più facile di arrivare comodamente a destinazione. Potrebbe respingere uno spettatore distratto o abituato a strutture più immediate, ma per spingere un thriller ai limiti del genere, sconfinando in territori attigui, c’è bisogno di correre dei rischi.
La scommessa della serie – che vede tra i produttori anche Leonardo DiCaprio – sta nel proporre un’alternativa alla polarizzazione di cui soffre buona parte della serialità americana. Gli esiti sono altalenanti per via della complessità intrinseca della storia in questione, ma almeno Shining Girls decide di differenziarsi ed esplorare la scala di grigi piuttosto che fare la consueta scelta tra bianco e nero.