Your Lovely Smile recensione film di Lim Kah Wai con Watanabe Hirobumi, Shogen e Hirayama Hikaru presentato in anteprima al Far East Film Festival 25
Sembra partire da un presupposto quasi giocoso Your Lovely Smile, in concorso alla 25esima edizione del Far East Film Festival.
Un regista indipendente si ritrova a viaggiare lungo il Giappone per promuovere i propri film. È particolare anche la scelta del protagonista un eccentrico regista giapponese, interpretato da Watanabe Hirobumi (in concorso sempre in questa edizione del FEFF con Techno Brothers). Insieme a Lim Kah Wai danno vita ad un mockumentary on the road dal taglio semplice che contiene però una profonda riflessione sullo stato del cinema giapponese. Ragionamento facilmente estendibile anche al resto del mondo
Il cinema indipendente ha sempre avuto particolare difficoltà nel riuscire a trovare i propri spazi commerciali e tra il pubblico; inoltre, l’emergere impetuoso delle piattaforme di streaming e le chiusure obbligate dal Covid gli hanno tolto sempre più spazio ed ossigeno.
Nelle piccole sale si nasconde alla fine il vero amore per la settima arte. Sale a tenuta familiare, generalmente monoschermo e con persone all’interno motivate essenzialmente dalla passione, che cercano di tenere in vita un piccolo circuito fondamentale per la tenuta culturale della società.
Il percorso di Watanabe parte dalla sua “amata” Otawara, città della prefettura di Tochigi, per dipanarsi in un lungo viaggio nel Giappone. Dalle spiagge di Okinawa al freddo dell’Hokkaidō, avventurandosi tra lo scoramento per una industria che si sta sempre di più allontanando dai suoi ideali di arte e la lenta perdita della memoria storica dei piccoli cinematografi.
Un racconto leggero, autoironico ed una efficace componente umoristica sono gli elementi che contraddistinguono le opere di Watanabe e qui li ritroviamo anche nel suo personaggio principale.
La scintilla che darà avvio al viaggio è l’incontro con un produttore accecato da narcisismo, che porrà lo squattrinato regista nella difficile scelta di svendere le proprie capacità. Armato solamente con la fede inestinguibile nel cinema, nei panni di venditore porta a porta inizierà a cercare nelle piccole sale d’essai – realmente esistenti e con i reali gestori a recitare – un piccolo spazio per proiettare i suoi film. Ed è proprio nel racconto delle vicende di questi gestori che nasce la componente più vera e documentaristica della storia.
La regia di Lim Kah Wai mantiene sempre uno sguardo rivolto al documentario, segue il suo protagonista e quando necessario inserisce piccoli momenti di astrattismo; sia che si tratti di mostrare un onsen termale di Beppu o la ricerca della musa ispiratrice in mezzo ai paesini più rurali. Conosce i tempi giusti per rendere pungente l’umorismo e per tagliare nel frame più opportuno prima che una scena diventi eccessivamente lunga, consentendo così al film di mantenere una certa scorrevolezza.
Le inquadrature, principalmente camera a spalla, non sono certamente perfette e gli evidenti limiti di una produzione a bassissimo budget sono palesi, ma la passione che traspare dall’opera riscalda anche la più fredda strada di Sapporo.
Una piccola ed inaspettata lettera d’amore per il cinema.